Il Jazz e e le sue "correnti"
  • BazzaBazza
    Posts: 3,224Member
    Tempo fà aprii un thread dove chiedevo consiglio per avviarmi all'ascolto del jazz.
    Ringrazio ancora chi è intervenuto, gli ascolti proseguono e posso finalmente dire di apprezzare il genere.
    Ora però la domanda, siccome ogni tanto leggo di hard bop, dixiland ecc ecc...mi fareste chiarezza sui vari stili ?
    Magari indicando un album rappresentativo per ogniuno di essi.
    Suvvia, abbiate pazienza ;;)
    Sa' dì dan'da ?
    Tu ma' a di' indò ...
  • appecundriaappecundria
    Posts: 7,677Member
    Eh! Domandona. :-) consiglio l'immancabile libro di Arrigo Polillo.
    in melius muto
  • oscilloscopiooscilloscopio
    Posts: 2,116Member
    E' una risposta troppo articolata per rispondere esaurientemente sul forum. Quoto appecundria sull'acquisto  del libro di Polillo o quello di Berendt
    Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.... noi non abbiamo questo problema!!!
    Tito
  • BazzaBazza
    Posts: 3,224Member
    Neppure a grandi linee ?
    Grazie per il consiglio del libro, cercherò anche se sono un pò faticone a leggere. . :\">
    Sa' dì dan'da ?
    Tu ma' a di' indò ...
  • OTREBLAOTREBLA
    Posts: 5,830Member
    Be' ma se non ne sai niente un libro ti ci vuole per forza.
    Altrimenti c'è Wikipedia.

    Alberto.
    LA BOBBBBBINA!
  • oscilloscopiooscilloscopio
    Posts: 2,116Member
    Bazza said:

    Neppure a grandi linee ?
    Grazie per il consiglio del libro, cercherò anche se sono un pò faticone a leggere. . :\">



    Comunque è una storia affascinante che ti "tira dentro" se anche non sei un divoratore di libri, ma la cosa ti interessa, non c'è da annoiarsi
    Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.... noi non abbiamo questo problema!!!
    Tito
  • leoncinoleoncino
    Posts: 6,444Member
    Il popolo del blues è assolutamente da leggere.
    Sullo sfondo anche on the road
    Biko Franklin
  • clapat71
    Posts: 1,338Member

    Eh! Domandona. :-) consiglio l'immancabile libro di Arrigo Polillo.



    Assolutamente un must per avvicinarsi al jazz. Raramente ho trovato libri così utili e contemporaneamente affascinanti come quello di Polillo.
    Claudio - Sony UHP-H1, Nuforce DAC-9, Thorens TD321, SME3009 II, AT440mla, Lehmann Black Cube, Nuforce IA18, Duevel Venus
  • BazzaBazza
    Posts: 3,224Member
    Ed allora libro sia !!
    Sa' dì dan'da ?
    Tu ma' a di' indò ...
  • skunkskunk
    Posts: 1,693Member
    Quoto, anche per me Polillo è stata la base di partenza di tutto
    MacBook Pro - Audirvana - Tidal - Supernait - Martin Logan Vantage
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member

    Bazza said:

    Tempo fà aprii un thread dove chiedevo consiglio per avviarmi all'ascolto del jazz.
    Ringrazio ancora chi è intervenuto, gli ascolti proseguono e posso finalmente dire di apprezzare il genere.
    Ora però la domanda, siccome ogni tanto leggo di hard bop, dixiland ecc ecc...mi fareste chiarezza sui vari stili ?
    Magari indicando un album rappresentativo per ogniuno di essi.
    Suvvia, abbiate pazienza ;;)

    Gli "stili" e gli "steps" del jazz sono davvero infiniti, quasi quanto le vie del signore...

    Quali sono i musicisti, i dischi che ti piacciono e ascolti di più? Magari potremmo cercare di capire dove collocarli...

    Un libro aiuta a conoscere la storia degli stili ma non a riconoscere gli stili stessi senza una pratica d'ascolto adeguata. Visto che ora ascolti e apprezzi il jazz, per approfondire ciò che già conosci e per fare nuove scoperte musicali "guidate", potresti contemporaneamente attingere ai libri, saggi, dizionari, storie del jazz, ecc.
    Sarà ovvio asserirlo ma il libro va assunto soltanto insieme o dopo l'ascolto musicale e quel minimo di "metabolizzazione" dello stesso, altrimenti è tempo perso.

    Il libro di Polillo fu anche per me una delle fonti alle quali attinsi per approfondire la storia del jazz, un testo ancora molto valido di un critico/studioso appassionato di jazz, per di più intellettualmente onesto, che aveva le sue personali opinioni su certi aspetti controversi della musica afroamericana che oggi potrebbero essere se non superate messe in discussione, cosa che vale d'altra parte per tutti i critici che mettono nero su bianco le proprie idee in un determinato momento storico mentre i significati cambiano nel corso del tempo.
    Per questo più testi critici si leggono e meglio è al fine di trovare la chiave di lettura estetica e storica che si avvicina di più alla nostra. Magari questa non è la sede adatta per approfondire il ricco e molto qualificato, variegato panorama critico jazzistico mondiale scarsamente tradotto, more solito.., in Italia.
    Restando quindi nel Belpaese, per farsene un'idea da una lettura più veloce, diciamo più basilare ma non per questo superficiale, suggerirei La Storia del Jazz (prima ed. 1994) di Walter Mauro, celebrato critico e musicologo, un "libretto" tascabile, essenziale ma efficace , magari da affincare al libro più corposo.

    Ma la vera grande scoperta del grande Arrigo Polillo coincise con la scoperta della rivista dedicata esclusivamente al jazz, da lui diretta, il mensile "Musica Jazz" ancora oggi in edicola. Fu affiancando la lettura delle preziose pagine critiche e informative in "diretta" di Polillo e della sua "redazione" composta da firme eccellenti, ai quotidiani ascolti di jazz d'ogni tipo ed epoca, all'assidua frequentazione dei concerti, che tentai con passione e curiuosità di seguire la strada della mia personale co(no)scenza jazz.

    Questo il piano della storia del jazz di W. Mauro

    image


    Post edited by analogico_09 at 2017-10-28 13:06:20
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes
  • homesickhomesick
    Posts: 2,134Member
    Scusate quale di Polillo , su amazon se ne trovano diversi , jazz , stasera jazz e via andare.
    Guido - Bologna impianto:kenwood dp x9010, raspberry p3,starting point system dac 3 , perraux e160i , jbl L90
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member
    homesick said:

    Scusate quale di Polillo , su amazon se ne trovano diversi , jazz , stasera jazz e via andare.



    "JAZZ" di A. Polillo, se si viuole seguire la storia del jazz, le vicende, gli stili, i protagonisti...
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes
  • appecundriaappecundria
    Posts: 7,677Member
    Un'altra roadmap, più semplice, potrebbe essere quella di conoscere i grandi del jazz e da lì poi, eventualmente, approfondire la corrente alla quale appartenevano. Dico questo perché alcuni periodi della storia del jazz sono veramente tosti senza un grosso background.
    Comincerei con Duke Ellington.
    in melius muto
  • oscilloscopiooscilloscopio
    Posts: 2,116Member
    Anche il west coast di Dave Brubeck è molto "scorrevole" ed avvicina all'ascolto di jazz più "moderno"
    Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.... noi non abbiamo questo problema!!!
    Tito
  • appecundriaappecundria
    Posts: 7,677Member
    Brubeck è un mostro, sul podio dei miei preferiti.
    Tuttavia è successivo a Ellington, per andare con ordine prima il Duca.
    Ho volutamente saltato Parker perché tostarello ma forse ci vuole.
    :-(
    in melius muto
  • appecundriaappecundria
    Posts: 7,677Member
    La mia trimurti: Monk Brubeck Davis.
    in melius muto
  • oscilloscopiooscilloscopio
    Posts: 2,116Member
    Parker ed i "boppers" vanno a mio avviso inizialmente presi "a piccole dosi" per allenare le orecchie...Meglio come suggerisci Ellington o anche Basie che con le loro "big Band" facevano scintille
    Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.... noi non abbiamo questo problema!!!
    Tito
  • oscilloscopiooscilloscopio
    Posts: 2,116Member

    La mia trimurti: Monk Brubeck Davis.



    Hai detto niente !!! ....
    :D
    Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.... noi non abbiamo questo problema!!!
    Tito
  • Gabrilupo
    Posts: 3,396Member
    Armstrong, Hot Five e Hot Seven.
  • OTREBLAOTREBLA
    Posts: 5,830Member
    Ciò che comunque un libro non potrà mai fare, va detto, è aiutarti ad apprezzare la musica Jazz. Thelonious Monk per anni fu criticato per il suo strano modo di suonare Jazz e molti erano diffidenti circa la possibilità che il pubblico potesse capire ed apprezzare lo stile e le composizioni del grande genio di Rocky Mountain. Lui rispondeva: "Capiranno e apprezzeranno, basta che mi ascoltino". Niente libri, niente dotte analisi critiche: ascoltate e basta.
    Una riposta che, col senno di poi, si è rivelata profetica. In effetti il Jazz va ascoltato ancora prima che capito.
    Devi pensare che i musicisti Jazz tutto volevano tranne che rivolgersi ad una elite di ascoltatori; era proprio l'ultima cosa che gli sarebbe passata per la testa. A tutto aspiravano fuorché a creare categorie, suddivisioni, steccati.
    Per molto tempo il Jazz si è ballato, non so se mi spiego. Una roba che si balla aspirerà mai alla speculazione accademica?
    E uno come Monk, quando il Jazz già non si ballava più, ballava durane le improvvisazioni dei musicisti che suonavano con lui (ed in effetti la musica di Monk è molto ballabile).
    Quando ascoltò per la prima volta Ornette Coleman, un famoso sassofonista che faceva Free-Jazz, un genere che apparentemente non ha capo né coda ed è molto astratto e cerebrale, Monk disse testualmente: "Io queste cose le facevo 25 anni fa, soltanto che le inframmezzavo anche con altro". Come dire, io avevo più fantasia! Come a dire: si va be', abbiamo fatto un passo indietro di 25 anni!
    Mentre tutti pensavano che il Free-Jazz fosse un gigantesco passo in avanti.
    In due battute ha disintegrato le aspirazioni intellettualistiche di storici, critici ed accademici del Jazz.
    La suddivisione per categorie, periodi, stili, forme, tendenze, generi e sottogeneri, fa comodo a noi perché l'essere umano si trova meglio se storicizza, schematizza, cataloga e fascicola.
    Può essere interessante, senz'altro lo è, ma non aiuta ad apprezzare la musica Jazz.

    Alberto.



    LA BOBBBBBINA!
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member
    Certe affermazioni generiche e sommarie sul free jazz andrebbero argomentate e contestualizzate meglio, a mio avviso. Per avere la pretesa di ridimensionare il "free" non basta esprimere una sensazione personale molto "impegnativa" non accompagnata da adeguata motivazione critica, nè dall'"imho"; non basta nemmeno riportare la frase di un genio della musica riferita alla musica di un altro genio del "free" che rappresentava unicamente se stesso all'interno di un "movimento" musicale estremamente vario, alimentato da una piccola/grande costellazione di portentosi musicisti. Il free jazz viene da Ellington, figuriamoci.., e il jazz è sempre stato "free"... Discussione fatta più approfonditamente altre volte...
    Non vedo perchè assolutizzare ciò che è relativo, tanto più che altri geni musicali hanno invece tessuto le lodi dell'insigne arte di Ornette Coleman, della sua forte personalità e originalità musicale e poetica. La sua ricaduta estetica su tutto il panorama jazz a lui contemporaneo e successivo, con sconfinamenti nel "pop", è più che evidente, è una realtà musicale preziosa e inalienabile.
    Peraltro, se dovessimo dare retta a tutte le critiche dei grandi geni della musica ai loro colleghi, Vivaldi, secondo Strawinsky, sarebbe un compositore di concerti tutti fatti con lo stampino, cosa evidentemente non vera.
    Tra i miei primissimi musicisti jazz, Monk è un genio della musica, del piano, del jazz.., ma anche della stravaganza e della "provocazione"., ma lui se lo poteva permettere.

    Altra sommarizzazione, non è vero che la musica debba essere "ascolto e basta". E' sicuramente prima di tutto ascolto, come già detto nel precedente post, è stata la mia personale esprerienza, ma nulla vieta, ai fini della verginità e la fragranza del sentire leggere anche sulla musica, sul jazz.., anche per capire meglio ciò che vi è dentro ed intorno ad esso, la sua meravigliosa, affascinante storia anche umana, quella dei suoi straordinari musicisti E' tutto valore aggiunto la "lettura".., ci mancherebbe altro. E non tutti i libri sono dotte e accademiche noiose e inutili analisi e critiche...

    Tutte le musiche sono "ballabili", dipende da cosa si intende .., anche quelle di Bartok che traevan o origine dalla musiche popolari che si ballavano nelle aie e nelle piazze rurali hanno dei ritmi che stimolano il movimento ritmico del corpo... Il jazz è nato come musica spirituale e insieme ludica,ricreativa oltre che ballabile ma in maniera "eversiva", visto che si ritrova asenza volerlo a compiere una delle più grandi rivoluzioni musicali, culturali  e di costume del XX secolo: le ricche signore della borghesia perbene americana che assimilavano i "negri" alle scimmie, alla fine nei vari "club" leggendari in cui si ballava in jazz spesso clandestinamente, sbattevano i loro deradani merlettati ad imitazione dei tanto disprezzatìi "primati" con grande piacere e viva soddisfazione...
    E' una storia complessa e non sempre premiante per il jazz, per il jazz autentico, per il jazz alto, dove sta bene anche così, nella storia tutto è gloria.., la stessa storia che riporterà  il jazz ai livelli di musica d'arte, e insieme popolare, cosi come era nata, ancora ballabile ma senza più costrizioni...

    Cercare di capire e riconoscere i vari momenti e movimenti, ed epoche stilistico-estetici e storici del jazz è cosa bella, buona e utile, direi importante; si schematizza quando si distingue il presunto meglio e dal presunto peggio in modo specioso e manicheo delle varie "epoche" che invero non esistono perchè il jazz, tutto il jazz, dalle prime arcane forme di blues, anzi di work song, fino alle estreme avventure del free, è come un'unico, ininterroto flusso musicale, poetico, psichico, dove nel free risunano le note di Ellington e in Ellington le note del free che verrà, che anzi era già venuto prima di lui...
    Questo Mingus lo capì subito.., ragione per la quale amò visceralmente Ellington, mentre componeva e "suonava" ispirandosi alla sua musica e preparava il terreno fertile per il free jazz di cui fu anticipatore sotto "copertura"...

    La storia del jazz è molto più complicata ed in fondo semplice di come la racconta il "gossip".
    Post edited by analogico_09 at 2017-10-29 10:46:53
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member

    Brubeck è un mostro, sul podio dei miei preferiti.
    Tuttavia è successivo a Ellington, per andare con ordine prima il Duca.
    Ho volutamente saltato Parker perché tostarello ma forse ci vuole.
    :-(



    Penso che ci voglia decisamente... ;) saltare Parker, e quindi il bop, è un po come saltare Bach, o Mozart o Beethoven mentre si passano in rassgna le "epoche" della musica classica, o i King Crimson parlando di "prog".
    L'importanza che riveste Parker nella storia del Jazz è di capitale importanza; fu uno spartiacque, il profeta del nuovo linguaggio, tutto quello che accade poi, nella "modernità" fino ai giorni nostri, discende dalla sua "rivoluzione".
    Non è poi così ostico, non più di quanto non lo sia Monk, ma questo dipende dai gusti, andrebbe tuttavia ricordato che molti brani di Parker sono oramai sedimentati nel vasto, immenso immaginario ascoltatoriale universale.

    Questo ineffabile brano è patrimonio dell'umanità, perchè vicino all'umano come poche altre musiche.




    Post edited by analogico_09 at 2017-10-29 02:45:39
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member

    La mia trimurti: Monk Brubeck Davis.

    Monk e Brubeck ., anche qui non discuto il gusto personale, che ovviamente rispetto, ma vedere associati, o scritti insieme due nomi che rappresentano due mondi musicali, due stature artistiche che trovo esteticamente e psichicamente lontane, anzi opposte, senza entrare nei rispettivi giudizi di merito, mi fa un certo effetto sorpresa... :)
    Post edited by analogico_09 at 2017-10-29 02:55:56
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes
  • ClasseAClasseA
    Posts: 2,811Member
    Bazza said:

    ....
    Ora però la domanda, siccome ogni tanto leggo di hard bop, dixiland ecc ecc...mi fareste chiarezza sui vari stili ?
    Magari indicando un album rappresentativo per ogniuno di essi.
    Suvvia, abbiate pazienza ;;)




    Facendo seguito alla richiesta del buon Bazza, che integra una vera e propria sfida (!), occorre ricordare che lo stile primigenio del jazz è considerato il RAGTIME. E questo grosso modo tra il 1890 e il 1920. La parola d'ordine è contaminazione: tra tradizione europea fatta di polke, valzer e mazurke e tradizione afro americana.
    La culla del Jazz è considerata New Orleans, dove si afferma uno stile dixieland. Strumento principe è la tromba o cornetta, solo dopo arriverà il pianoforte. Ancora dopo arriverà il sassofono, dallo swing in poi.
    Armstrong e Bechet ricordiamoli tra i molti.
    Gli anni 30 iniziano lo SWING. Dalla ragtime band si passa a un complesso più ampio, la big band.
    Chicago e Kansas City assumono grande rilevanza nella diffusione del nuovo stile. Citerei Miller, Krupa e Goodman e naturalmente Ellington, che però è difficile ingabbiare in uno stile vista l'ampiezza anche temporale della produzione.
    Alla fine degli anni 40 meno formazioni mantengono l'impostazione big band. Arriva infatti la rivoluzione del BE BOP con i suoi ritmi velocissimi e sincopati e un ruolo sempre più marcato degli assolo. Parker su tutti, ma anche un virtuoso come Gillespie. E ancora Powell, straordinario pianista.
    Verso la fine degli anni 50 arriva il COOL il cui esponente più celebre è Davis. La musica è meno aggressiva ed è vista come dialogo interiore in un'atmosfera rilassata. Davis è stato definito "il Picasso dell'arte invisibile". Mi sembra che renda l'idea.
    Maggiore tensione ritmica e negli a solo, con spiccata componente funk e blues, vi è invece nell' HARD BOP di Art Blakey, uno tra i più grandi batteristi di sempre. Memorabili certi virtuosismi con Griffin al sax tenore.
    Enorme il numero di artisti da citare.
    Arrivano gli anni sessanta e con loro il FREE JAZZ, sorta di esasperazione della negritudine.
    Mingus, Dolphy ( virtuoso staordinario al clarinetto basso) e in testa Ornette Coleman.
    La forma, intesa come tema e accompagnamento armonico, scompare, così come lo swing, cioè la continuità ritmica.
    Infine in tempi più recenti osserviamo la creazione dell'ibrido JAZZ ROCK, con Davis, i Weather Report, Corea e McLaughlin (ve la ricordate la Mahavishnu con Santana?).
    Negli anni 80 sarà la FUSION a raccogliere l'eredità del jazz rock, questa volta però con parecchie banalizzazioni e standardizzazioni.
    Arrivando alla contemporaneità o quasi si assiste ad un recupero degli stili. Ricordiamoci pur sempre che queste sono classificazioni umane fatte da studiosi che cercano di individuare punti in comune, mode, stili, centri geografici di interesse, ma ogni artista è pur sempre diverso da un altro.
    Dunque chiudo il mio excursus che appare lungo sul forum ma in realtà è brevissimo.
    Prendetelo come una mia riflessione sugli stili con qualche citazione di artista a fronte dei troppi evidentemente non citabili. Diventa ad esempio difficile definire Coltrane che arriverà anche alle soglie del free. È evidente che ci saranno luoghi più adatti per spendere alcune parole su questo o quell'altro artista.
    Per il momento buoni ascolti a tutti.
    Post edited by ClasseA at 2017-10-29 10:23:21
  • appecundriaappecundria
    Posts: 7,677Member
    OTREBLA said:

    Ciò che comunque un libro non potrà mai fare, va detto, è aiutarti ad apprezzare la musica Jazz.


    Ok ma questo che dici è stato già oggetto del thread precedente. Qui c'è una richiesta specifica.
    in melius muto
  • Ivo Perelman
    Posts: 11,057Member
    Bazza said:

    Neppure a grandi linee ?
    Grazie per il consiglio del libro, cercherò anche se sono un pò faticone a leggere. . :\">



    https://www.ibs.it/storia-sociale-del-jazz-rivoluzione-libro-eric-j-hobsbawm/e/9788866970514
  • Ivo Perelman
    Posts: 11,057Member
    Per avere un'idea della differenza fra un  sassofonista tenore e l'altro, un paio di video.





    Post edited by Ivo Perelman at 2017-10-29 11:57:40
  • JazzloverJazzlover
    Posts: 3,844Member
    ClasseA said:

    Bazza said:

    ....
    Ora però la domanda, siccome ogni tanto leggo di hard bop, dixiland ecc ecc...mi fareste chiarezza sui vari stili ?
    Magari indicando un album rappresentativo per ogniuno di essi.
    Suvvia, abbiate pazienza ;;)




    Facendo seguito alla richiesta del buon Bazza, che integra una vera e propria sfida (!), occorre ricordare che lo stile primigenio del jazz è considerato il RAGTIME. E questo grosso modo tra il 1890 e il 1920. La parola d'ordine è contaminazione: tra tradizione europea fatta di polke, valzer e mazurke e tradizione afro americana.
    La culla del Jazz è considerata New Orleans, dove si afferma uno stile dixieland. Strumento principe è la tromba o cornetta, solo dopo arriverà il pianoforte. Ancora dopo arriverà il sassofono, dallo swing in poi.
    Armstrong e Bechet ricordiamoli tra i molti.
    Gli anni 30 iniziano lo SWING. Dalla ragtime band si passa a un complesso più ampio, la big band.
    Chicago e Kansas City assumono grande rilevanza nella diffusione del nuovo stile. Citerei Miller, Krupa e Goodman e naturalmente Ellington, che però è difficile ingabbiare in uno stile vista l'ampiezza anche temporale della produzione.
    Alla fine degli anni 40 meno formazioni mantengono l'impostazione big band. Arriva infatti la rivoluzione del BE BOP con i suoi ritmi velocissimi e sincopati e un ruolo sempre più marcato degli assolo. Parker su tutti, ma anche un virtuoso come Gillespie. E ancora Powell, straordinario pianista.
    Verso la fine degli anni 50 arriva il COOL il cui esponente più celebre è Davis. La musica è meno aggressiva ed è vista come dialogo interiore in un'atmosfera rilassata. Davis è stato definito "il Picasso dell'arte invisibile". Mi sembra che renda l'idea.
    Maggiore tensione ritmica e negli a solo, con spiccata componente funk e blues, vi è invece nell' HARD BOP di Art Blakey, uno tra i più grandi batteristi di sempre. Memorabili certi virtuosismi con Griffin al sax tenore.
    Enorme il numero di artisti da citare.
    Arrivano gli anni sessanta e con loro il FREE JAZZ, sorta di esasperazione della negritudine.
    Mingus, Dolphy ( virtuoso staordinario al clarinetto basso) e in testa Ornette Coleman.
    La forma, intesa come tema e accompagnamento armonico, scompare, così come lo swing, cioè la continuità ritmica.
    Infine in tempi più recenti osserviamo la creazione dell'ibrido JAZZ ROCK, con Davis, i Weather Report, Corea e McLaughlin (ve la ricordate la Mahavishnu con Santana?).
    Negli anni 80 sarà la FUSION a raccogliere l'eredità del jazz rock, questa volta però con parecchie banalizzazioni e standardizzazioni.
    Arrivando alla contemporaneità o quasi si assiste ad un recupero degli stili. Ricordiamoci pur sempre che queste sono classificazioni umane fatte da studiosi che cercano di individuare punti in comune, mode, stili, centri geografici di interesse, ma ogni artista è pur sempre diverso da un altro.
    Dunque chiudo il mio excursus che appare lungo sul forum ma in realtà è brevissimo.
    Prendetelo come una mia riflessione sugli stili con qualche citazione di artista a fronte dei troppi evidentemente non citabili. Diventa ad esempio difficile definire Coltrane che arriverà anche alle soglie del free. È evidente che ci saranno luoghi più adatti per spendere alcune parole su questo o quell'altro artista.
    Per il momento buoni ascolti a tutti.


    Alla tua efficace sintesi, aggiungerei il periodo "Modale" che, malgrado non sia propriamente definibile come "stile", è importante ricordare (tra l'altro portò alla nascita nel '59 di "Kind of Blue" di Davis e Evans).
    Post edited by Jazzlover at 2017-10-29 11:38:48
    Jazz, what else?
    Gianni
  • analogico_09analogico_09
    Posts: 22,481Member
    ClasseA said:

     Arrivano gli anni sessanta e con loro il FREE JAZZ, sorta di esasperazione della negritudine.



    Più che altro, se proprio vogliamo sintetizzare concetti e realtà estetiche molto più complessi e ampie, il free jazz fu anche l'orgogliosa "rivendicazione", al grido di "black is beautiful!", della negritudine musicale, estetico-culturale, politico-sociale, esistenziale, psichica, poetica, razziale, antropologica, ecc..  Nessuna esasperazione di quella che era la pura e reale "verità" che veniva forzatamente e strumentalmente taciuta, nascosta, repressa... 

    Vero che il jazz nacque in un clima di contaminazione: tra tradizione europea fatta di polke, valzer e mazurke e tradizione afro american, aggiungerei le forme di country e folk autoctoni, la musica creola, ecc, ma la struttura portante, la spina dorsale della "sintesi" è la tradizione musicale afro-americana del "popolo del blues" che ingloberà in se, nei nuovi modi musicali appena creati, le recedenti forme d'espressione musciale della schiavitù "negra" a loro volta legate alle radici delle tribalità musicali africane...

    Coltrane si spinse ben oltre le soglie del "free" che "sperimentò" fino al punto di non ritorno, forse preveggendo la sua prematura scomparsa... Sul jazz grava infatti una grande incognita: cosa avrebbe fatto "da grande" Coltrane dopo aver portato ai limiti estremi il "free" delle impervie avventure di Ascension, Interstellar Space, Meditation, Live at the V.V. again", Olatunji Concert (the last live recording), ecc?

    Il "cool" di Miles Davis è tutt'altro che "rilassato"; oltre l'apparenza ha una tensione interna semmai "distaccata", "blasè".., atteggiamento non meno "rivoluzionario" dei  linguaggi più aggressivo del free... A proposito non è stato citato un protagonista fondamentale: Sun Ra; non è stato citato Coleman Hawkins, il padre del sassofono moderno che dopo di lui non suonerà più come una "tromba".., nè l'altro genio di Lester Young; non è stata citata Billie Holyday... nè le enormi orchestre di Count Basie e di Fletcher Handerson che scriveva tra l'altro musica per l'invece citato Benny Goodman che confermò il suo "debito"... e molto altro imprescindibile...  

    Con tutto il rispetto, queste ricapitolazioni troppo stringate di una stroria estremamente sfaccettata e complessa qual è quella del jazz, sono a rischio di schematismi, approssimazioni, banalizzazioni, omissioni di aspetti capitali.
    Nel post # 26 sono state scritte cose giuste, condivisibili, sicuramente utili, ma tutte in una volta e troppo sommariamente e parzialmente esposte la cosa potrebbe, oltre che incorrere nei rischi di cui sopra, disorientare il neofita che ha solitamente bisogno di più tempo e spazio per orizzontarsi e "metabolizzare" al minimo indispensabile oltre cento intensi anni di musica intensa... Ovviamente imho.
    Post edited by analogico_09 at 2017-10-29 12:16:10
    Peppe. - "Tradizione significa custodire il fuoco, non adorare le ceneri". Mahler
    - "Fare un film - cioè raccontare la storia di un uomo, di una donna, di due o più persone, in meno di due ore, o in almeno due ore - è un'impresa terrificante, che merita molto più dell'abilità tecnica di una prostituta." - John Cassavetes