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McIntosh D1100 - Recensione
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Luce blu sulla musica
    di Vincenzo Traversa

    Dal 1982 viviamo immersi nella musica digitale. Prima con il cd e poi con tutti gli altri formati
    fisici, abbiamo vissuto relativamente felici con la nostra musica, armeggiando tra lettori
    cd/sacd/dvd e infine bluray.
    Sono apparsi formati che, come meteore nella notte di San Lorenzo, sono (purtroppo)
    scomparsi alla velocità della luce, come ad esempio il D.A.T, stritolato nella culla dalla paura
    delle Major che i privati potessero farsi copie perfette dei propri cd. Poi, ironicamente, con i
    cd-rom per pc è iniziata l’era della copia libera e la loro guerra contro i formati di copia ha
    prodotto il mostro della pirateria.
    Nel frattempo, in questi lunghi anni di dominio del cd, qualcuno ha iniziato a nutrire grossi e
    fondati dubbi sulla qualità stessa della riproduzione musicale digitale. Se da un lato il mercato
    chiedeva più qualità (promessa non mantenuta dal Red Book), dall’altro era diventato
    imprescindibile dematerializzare il supporto fisico per poter portare la musica ovunque.
    Il sacd, nato nel 2000, secondo le intenzioni della Sony e della Philips sarebbe dovuto
    diventare il formato di alta qualità del futuro. Dopo un primo periodo di espansione, a causa
    delle stesse royalties che i costruttori avevano l’obbligo di corrispondere al duo giappoolandese,
    anche il sacd ha iniziato un lungo processo di eutanasia. Anche l’inviolabilità del
    supporto in alta definizione dopo poco, incredibilmente, cadeva con il cavallo di Troia
    costruito dalla stessa Sony. Quella famosa Play Station 3 prima versione che, opportunamente
    (ma illegalmente) modificata, permetteva l’estrazione dei files dai sacd in formato Hi-Rez. I
    Files, per l’appunto, diventati da mero termine informatico a lasciapassare verso la fruizione
    contemporanea della musica.
    In tutto questo groviglio di formati, bit, frequenze di campionamento, ecc, in modo molto lento
    ma costante, si è rinnovata la voglia di analogico. Il vinile è tornato a “splendere” di luce
    propria un po’ perché di moda, un po’ perché rievoca riti e consuetudini del passato ma
    soprattutto perché, come dicevo, il digitale non ha mantenuto gran parte delle sue promesse.
    Ed eccoci ad ammirare giradischi e relativi bracci e testine, in bella mostra nei negozi di hifi
    (purtroppo sempre di meno) e nelle manifestazioni di settore. Dal limbo dei ricordi è riemerso
    anche il registratore a bobine, vero totem dell’HiFi degli anni 70.
    Perché l’analogico ha riguadagnato nelle case degli appassionati parte dello spazio perso dagli
    anni ’80? Semplicemente perché suona “diverso”, completo, con i suoi limiti fisici ma
    completo. Complesso da settare a regola d’arte ma in grado di restituire quella naturale
    musicalità che è propria dell’uomo. Noi non abbiamo un sistema di ascolto digitale nelle
    nostre orecchie. Il sistema uditivo umano è analogico per definizione.
    Post edited by vignotra at 2017-03-20 05:47:39
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Allora che si fa? Buttiamo via il digitale? No, anzi. Gli errori del passato hanno prodotto
    notevoli miglioramenti, sia nelle fasi di registrazione che in quella della riproduzione
    domestica. Il sacd è ancora vivo (anche se dato per morto una infinità di volte) e ogni anno
    molti produttori producono macchine cd/sacd di altissimo livello, così come questo formato
    viene tranquillamente letto da lettori multistandard da poche centinaia di euro. Le Major
    hanno rieditato i capolavori analogici del passato riversandoli nel formato nativo del sacd, il
    DSD, ed ora producendo la nuova musica in DXD.
    Oggi, molti di noi, hanno affiancato o addirittura sostituito il lettore fisico con quello “virtuale”
    avendo materializzato o “liquefatto” la propria collezione di cd in file, immagazzinati in
    capienti hard disk. Le prime generazioni di DAC stand alone erano solo munite di ingressi
    digitali coassiale ed ottici. Anche in questo settore l’informatica ha guidato il cambiamento e
    ben presto sono arrivati i DAC con gli ingressi USB.
    Non è mia intenzione dilungarmi oltre sulle peculiarità tecniche digitali che richiedono una
    preparazione ed una competenza tecnica che non mi appartengono. Come normale fruitore
    della musica digitale ho assistito a questi cambiamenti, ne ho preso atto, li ho accettati e fatti
    miei anche con un po’ di riluttanza e scetticismo. Resto ancorato ancora all’acquisto dei
    dischetti, al rito dell’apertura della custodia e dell’inserimento del cd/sacd nel lettore, ma il
    mondo va avanti e fare l’ultimo dei Moicani non rientra nel mio modo di vivere la passione per
    la musica.

  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Il D1100
    L’elettronica in prova è l’ultima creazione made in Binghamton. Un DAC ma non solo. Come da
    tradizione McIntosh il dac è anche utilizzabile come preamplificatore digitale, abbinabile
    direttamente ad un finale stereo. La stessa filosofia costruttiva è stata negli ultimi anni usata
    anche su i lettori cd/sacd (MCD201 e seguenti) nonché nei dac MDA1000, D100 e D150. Sul
    frontale è presente, oltre alla manopola di selezione degli ingressi, situata a sinistra, quella per
    il volume delle due coppie di uscite rca/xlr variabili, a destra. Scelta minimalista che,
    ovviamente, esclude possano essere utilizzati ingressi analogici così da permettere di poter
    assemblare un sistema totalmente digitale. E’ opportuno evidenziare che il D1100 nasce
    anche per lavorare in simbiosi con il preamplificatore McIntosh di riferimento, il C1100,
    tramite collegamento con un cavo multipolare, una sorta di cordone ombelicale.
    La sua configurazione di conversione prevede l’utilizzo del maturo chip ESS Sabre 9018S, in
    configurazione bilanciata. Come mi è stato riferito via email dal buon Ron Cornelius, la scelta
    di non utilizzare un chip più recente (tipo i 9028/38 della stessa ESS) è dipeso soprattutto dal
    suono che si voleva ottenere. Lunghe prove e sedute d’ascolto hanno fatto preferire,
    evidentemente, il 9018. Una Azienda storica come McIntosh non ha bisogno di operazioni di
    marketing per solleticare l’appetito degli appassionati, però .…….

  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Il convertitore lavora a 32 bit su 8 canali (4 per canale) per gli ingressi USB e MCT. Lavora a
    24 bit sugli altri ingressi Aes/Ebu (1), ottici (3) e coassiali (2RCA e 1BNC). La frequenza di
    campionamento massima per l’ingresso USB arriva fino ai 384Khz ed accetta file con
    risoluzione PCM fino a 384Khz - DSD64, 128 e 256 – DXD352.8 e 384Khz.
    Si evidenzia la presenza dell’ingresso MCT, l’unico che permette l’invio di dati DSD da una
    meccanica di lettura cd/sacd McIntosh. Questo è un protocollo di trasmissione proprietario,
    simile a quello adottato da altri costruttori per la trasmissione di dati digitali coperti da
    copyright tra una meccanica di lettura ottica e il convertitore esterno. L’alimentazione è
    completamente dual mono con due trasformatori Core C, uno per canale, così come è
    completamente separata e bilanciata la sezione di uscita analogica.
    Sul pannello frontale sono presenti i due classici v-meter azzurri, che possono essere
    configurati per la lettura dei db dell’uscita fissa o variabile, e il display che indica l’ingresso
    selezionato, il volume delle uscite variabili e la tipologia di segnale con la frequenza di
    campionamento.
    Il case è ben rifinito e rispetta gli standard di alta qualità a cui McIntosh ci ha abituato in
    questi anni.
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Il suono
    Un piccolo preambolo: avendo a disposizione l’MCD1100, quel lettore integrato di altissima
    qualità che inspiegabilmente McIntosh ha tolto prematuramente dal mercato a febbraio 2015,
    mi sono fatto inviare dall’importatore anche il cavo DIN per il collegamento MCT tra il lettore
    MCD1100 e il D1100. Tale cavo viaggia normalmente insieme alla meccanica MCT450 e non è
    in dotazione al D1100. Quindi i confronti li ho potuti eseguire, per la lettura dei cd e sacd, in
    tempo reale, utilizzando l’MCD1100 sia come lettore stand alone che come semplice
    meccanica di lettura, lasciando così il compito della conversione al D1100. Ho collegato anche
    il MCD1000 (solo meccanica cd) al DAC tramite il cavo AES/EBU nonché il lettore bluray
    MVP891 al DAC tramite cavo coassiale. MCD1100 e D1100 erano collegati al preamplificatore
    C1000 con due coppie identiche di cavi bilanciati. Per le due macchine di lettura e per il
    convertitore ho utilizzato anche gli stessi cavi di alimentazione. Ciò per non lasciare nulla al
    caso.
    Per la lettura dei file ho utilizzato il mio notebook Asus (i7 con 8GB di ram) collegato al DAC
    con un normale cavo da “stampante”. Il cavo USB di alta qualità che uso di solito non era
    abbastanza lungo per permetterne l’uso. Oltre ai file in flac e aiff in risoluzione standard
    44,1Khz e 88,2Khz, ho utilizzato alcuni file in DSD64 e dei sampler scaricati dal sito della
    norvegese 2L in DSD256 e DXD352,8.
    Appena sballato ed installato, come spesso accade con le elettroniche nuove di pacca, si resta
    perplessi. Suono freddo, impersonale, strumenti non ben focalizzati. Avendo avuto già
    esperienze simili in passato con lettori cd, mi sono armato di pazienza e disco dopo disco, file
    dopo file ho fatto rodare la macchina. Già dopo una ventina di ore di funzionamento il suono
    ha iniziato ad essere “concreto” tanto da iniziare a fare dei paragoni attendibili rispetto al
    suono proveniente direttamente dal lettore cd/sacd MCD1100.
    Post edited by vignotra at 2017-03-08 17:19:53
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Allora, come suona questo nuovo dac? Potrei cavarmela dicendo che suona benissimo ma non
    basterebbe. E’ un suono che non ti aspetti da una elettronica marchiata McIntosh. Con tutti i
    tipi di supporto, fisico e non, suona con una introspezione, con una ariosità fra gli strumenti,
    con una scatola sonora realmente tridimensionale. Se con l’MCD1100 il suono si fa più
    compatto, leggermente loudness ed eufonico, con la scena più bassa e confinata tra i diffusori,
    il D1100 è leggermente più trasparente, sensibilmente più arioso, con più aria percepibile fra
    gli strumenti. Inoltre la scena acustica si alza e travalica sia verticalmente che orizzontalmente
    il confine fisico dei diffusori. Soprattutto con la musica classica questa maggior definizione ti
    catapulta nell’evento reale e lo dico con cognizione di causa. Sono abituato ad assistere a
    concerti di musica sinfonica dal vivo che il teatro Petruzzelli di Bari propone ogni anno.
    Conosco perfettamente come deve suonare uno strumento dal vivo, che sia a fiato o a corda e
    so che impatto la grande orchestra riesce a fornire nelle esecuzioni più complesse e
    dinamiche. Bene, il D1100 entra nella musica. Che sia il singolo assolo o l’intero muro sonoro
    della esecuzione di tutti gli strumenti, riesce a dipanare le matasse più complesse. Il fuoco
    dell’immagine sonora non viene mai meno, la timbrica è reale e la grana della riproduzione
    finissima. E’ come se, passando dal lettore fisico al dac, scomparisse quel leggero velo di
    “colorazione” ambrata e l’aria diventasse più tersa e pulita. Attenzione, non sto parlando di
    differenze macroscopiche. Le ho potute percepire chiaramente solo passando più e più volte
    da un ingresso all’altro del preamplificatore. In una prova “attacca/stacca” probabilmente non
    sarei riuscito a cogliere queste differenze. La nostra memoria acustica non è in grado di
    cogliere differenze sottili come quelle rilevate se passa più di qualche secondo.
    Sicuramente la differenza più evidente è la scena acustica. Il suono del D1100 diventa
    immediatamente più svincolato dai diffusori, con l’orchestra che suona esattamente come
    sono abituato a sentirla in teatro, con quella sensazione di vera naturalezza e di “non
    riprodotto”. Più si alza la qualità della registrazione e della sua risoluzione e più diventa
    evidente questa capacità del D1100 di renderti fisicamente partecipe dell’evento reale. Allora
    tutto fantastico e perfetto? No, non proprio, perché a volte si potrebbe desiderare qualcosa di
    diverso, di meno perfetto ma di più coinvolgente. Con la musica jazz e blues, ad esempio, la
    sensazione di maggiore matericità e calore dell’MCD1100, su alcuni brani si lascia preferire.
    Nei giorni di prova ho ospitato a casa alcuni amici, compagni di viaggio della nostra passione
    comune per la musica e per gli strumenti elettronici per riprodurla in casa. In alcuni casi si è
    preferito il suono del lettore fisico, soprattutto se si è abituati ad ascoltare più musica jazz, in
    altri si è preferito il respiro del D1100 con la musica classica. Un semplice paragone: la pasta
    al pomodoro come la preferite? Più o meno condita? In sintesi, questo magnifico gioco è
    diventato una scelta cromatica che appaga il nostro gusto sonoro. Più definito o più caldo? Più
    arioso o più materico? Strano, no? Eppure il chip del dac è lo stesso 9018S per entrambe le
    elettroniche, come ho esposto in apertura dell’articolo.
    Penso che la maggiore specializzazione del dac, con la sua doppia alimentazione faccia la
    differenza. Probabilmente sarà stata anche più “curata” la sezione di uscita analogica, ma la
    risposta data dal D1100 è più realisticamente naturale, fluida e senza discontinuità. Cosa
    preferire quindi?
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Una prova decisiva, realmente orientata al futuro, mi è stata concessa dall’amico Pino
    Moschetta, appassionato di musica quanto e più di me nonché finissimo conoscitore dei
    sistemi informatici per poter utilizzare al meglio i file musicali. Mi ha portato a casa la sua
    ultima “creatura” un Music Server, belva (non oso chiamarlo pc) di una ventina di Kg, che
    potrebbe benissimo essere scambiato per un finale stereo da 200 watt per canale. Questo
    Music Server monta un processore Xeon serie Skylake, raffreddato a liquido tramite heat
    pipes, ben 16GB di ram e un HD da 8TB incapsulato, affinché il sistema non produca nessun
    rumore. Infatti, non sono state utilizzate ventole di raffreddamento. La prestazione offerta da
    questo super pc è stata di tale livello da potermi permettere di apprezzare fino in fondo, con
    tutti i tipi di file, le reali qualità di questo magnifico dac. L’occasione è stata ghiotta per
    provare la conversione “al volo” dei file pcm 44,1 in dsd64, 128 e 256 nonché il sovracampionamento
    dei file pcm 44,1 88,2, 176,4 e 352,8. Per il mio gusto ho preferito la
    conversione dei file pcm in dsd64 e in pcm 176,4. Vi posso garantire che “giocare” con queste
    impostazioni, quando sia il computer che il dac ti permettono di arrivare a queste risoluzioni,
    consente di ascoltare con la massima piacevolezza anche registrazioni datate e dal suono
    “troppo digitale”. Il confronto successivo con il mio notebook Asus è stato….impietoso.
    Per il momento, finché avrò a disposizione questa bellissima (e non solo esteticamente)
    elettronica potrò divertirmi nello scegliere non solo cosa ma soprattutto come ascoltare la
    mia musica preferita. Cd, sacd, file ecc. sono tutti trattati con la stessa cura, con la stessa
    piacevolezza e naturalezza. E’ solo questione di scelta nel gusto. Io, un filo di luce blu sulla
    musica lo preferisco.
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Considerazioni finali
    A parte la considerazione di marketing sull’uso di un chip più recente, scelta in
    controtendenza che, viste le prove d’ascolto, non posso che approvare, ci sono un paio di
    “criticità” da evidenziare, una prima di carattere economico e la seconda di carattere tecnico.
    Parto dalla seconda per chiedermi se non sarebbe stato meglio prevedere, tra gli ingressi
    digitali, l’implementazione di una porta HDMI e/o i2s ed ethernet. Non sono certo che anche
    per il futuro l’ingresso USB sarà il protocollo migliore per la lettura dei file da pc. Ho avuto la
    possibilità di ascoltare un sistema Merging che utilizza il protocollo Ravenna e ne sono
    rimasto favorevolmente colpito. E’ vero che tale protocollo, attualmente è più utilizzato in
    ambito professionale ma, avere una macchina già configurata anche con tale ingresso dati non
    sarebbe stata una cattiva idea. Stessa cosa la possiamo dire per un ingresso HDMI. Non mi ha
    entusiasmato constatare che l’audio dei Bluray Pure Audio e di quelli video provenienti dal
    lettore multistandard, a causa delle restrizioni, non possano essere letti dal dac in alta
    risoluzione. In uscita digitale coassiale o ottica i lettori multistandard al massimo offrono un
    48Khz, quando, via HDMI la definizione potrebbe essere quella massima registrata nel
    supporto.
    Infine, la nota dolente: l’aspetto economico. Tutti i prodotti digitali soffrono l’obsolescenza,
    tanto più veloce se non sono stati pensati con lungimiranza. Se si parla di un prodotto da
    qualche centinaia di euro tale problema diventa relativo. I mercatini sono pieni di prodotti che
    un paio di anni fa erano la massima espressione della tecnologia del settore e che oggi
    sembrano irrimediabilmente superati, ma, tutto sommato, il danno potrebbe essere
    economicamente relativo. Su un prodotto da 12.800,00 euro di listino (!!!) la faccenda diventa
    inevitabilmente più seria.
    Se il D1100 lo si considera come dac puro, per le mancanze negli ingressi digitali che ho
    menzionato, potrebbe essere facilmente esposto ad una obsolescenza precoce e
    economicamente dolorosa. Se lo considera come parte integrante di un sistema di
    riproduzione audio misto, fisico e liquido, allora diventa una elettronica desiderabile ed
    appagante per tutti gli amanti della musica.
    Quale sia il reale valore del D1100 lo si potrà stabilire solo con l’uso stesso che se ne farà. Non
    è un prodotto dedicato agli smanettoni dell’informatica applicata alla musica, non è un
    prodotto pensato con le porte aperte verso il futuro. E’ un prodotto che vanta un grande
    suono, fondato nelle radici della tradizione McIntosh ma al passo con i gusti dei musicofili di
    oggi, giusto connubio tra supporti fisici e liquidi. E, comunque, suona in modo meraviglioso.
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
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  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
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  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
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  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Buona lettura.
  • grisoni
    Posts: 1,132Member
    Scusa ma non esiste il Magazine per le recensioni ? Sugli altri forum di Videohifi non ne ho mai viste.
    :-h
  • giusespogiusespo
    Posts: 1,027Member
    Bella rece Vincenzo, grazie è sempre un piacere leggerti che sia nel magazine o qui nel forum
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    grisoni said:

    Scusa ma non esiste il Magazine per le recensioni ? Sugli altri forum di Videohifi non ne ho mai viste.
    :-h


    Evidentemente no....!
  • blitosblitos
    Posts: 1,466Member
    Bravo Vincenzo , ottimo lavoro e bella recensione ...
  • ceccus
    Posts: 2,002Member
    Salve,
    Ottima recensione Vincenzo.
    Rimango solo dubbioso sul fatto che occorra un "PC" da NASA per usufruire della nostra "benaamata" musica ... e lo dico con una certa cognizione di causa :\">

    Ciao !!
  • giusespogiusespo
    Posts: 1,027Member
    ceccus said:

    Salve,
    Ottima recensione Vincenzo.
    Rimango solo dubbioso sul fatto che occorra un "PC" da NASA per usufruire della nostra "benaamata" musica ... e lo dico con una certa cognizione di causa :\">

    Ciao !!


    Anche io rimango dello stesso dubbio ma, non avendo mai ascoltato il suddetto PC, mi fermo qui con il mio dubbio
  • ceccus
    Posts: 2,002Member
    Salve,
    Il mio dubbio non è relativo a quel PC ... è generale visto che, prima per studio e poi per lavoro sono circa 26 anni che "sguazzo" fra PC, Server e Mainframe vari ...

    Ciao !!
  • LafleurLafleur
    Posts: 73Member
    Complimenti per la recensione, per cui da quello che ho capito il dac 1100 e il lettore mcd1100 come qualità di dac si equivalgono, dove in alcuni generi tipo classica con il d1100 c e più aria spazialità ecc mentre con altri generi musicali c e da preferire il mcd1100 per quel tocco di calore in più ad esempio con il genere jazz
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Lafleur said:

    Complimenti per la recensione, per cui da quello che ho capito il dac 1100 e il lettore mcd1100 come qualità di dac si equivalgono, dove in alcuni generi tipo classica con il d1100 c e più aria spazialità ecc mentre con altri generi musicali c e da preferire il mcd1100 per quel tocco di calore in più ad esempio con il genere jazz



    Confermo.
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    ceccus said:

    Salve,
    Ottima recensione Vincenzo.
    Rimango solo dubbioso sul fatto che occorra un "PC" da NASA per usufruire della nostra "benaamata" musica ... e lo dico con una certa cognizione di causa :\">

    Ciao !!


    David, io sono partito con l'Asus, in vari step pesantemente "limato" per poter suonare. Ora, suona bene, relativamente bene ma, come ho scritto, quando hai la possibilità di confrontarlo con un sistema nato solo per la musica e non per fare altro, con una alimentazione da amplificatore integrato......la differenza la senti, eccome se la senti. E non puoi nemmeno far finta di non averla sentita tanto è macroscopica.
  • codexcodex
    Posts: 8,487Member
    Il vero limite, giustamente evidenziato, è quello economico.
    Un dac che nasce già legato al passato e semplicemente aggiornato per il DSD non credo possa avere lunga vita, quindi giustificare un esborso tanto significativo.
    Che suoni bene mi sembra il minimo sindacale...
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    codex said:


    Che suoni bene mi sembra il minimo sindacale...



    Tu dici? Mi sono imbattuto in dac, relativamente più economici, suonare in modo così impersonale da essere fastidiosi. Come sappiamo non è solo il chip d/a a fare il suono della macchina. E poi....vuoi mettere il fascino della macchina? Trovami un altro dac così bello.
  • codexcodex
    Posts: 8,487Member
    vignotra said:


    codex said:

    Trovami un altro dac così bello.

    Nel tuo impianto non ho dubbi :D
  • giannisegala
    Posts: 5,194Member
     Bravo Vincenzo  , bella recensione   anche se , come ha scritto l'amico Mariano , spendere tanti soldi per qualcosa che  presto potrebbe essere vecchio  può far nascere  più di un dubbio , specialmente,  a chi non ha grandissime disponibilità economiche.  Non è la stessa cosa , ad esempio , investire gli stessi denari in un pre, in un finale, o in un paio di diffusori che potrebbero essere attuali anche tra parecchi anni .Comunque, esteticamente ,  è bellissimo  e questo fatto potrebbe indurre in tentazione  i fans  del brand americano che in genere , oltre al bel suono , guardano anche all'estetica . 
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Gianni come ho scritto nella recensione il D1100 non deve essere visto solo come un dac. Il suo uso a 360 gradi va inteso per quello che è cioè una centrale di smistamento delle sorgenti digitali. Il miglioramento qualitativo ottenuto utilizzandolo sia con i sacd che con i cd è giorno dopo giorno sempre più tangibile. La spesa vale l'impresa? La risposta è soggettiva.
  • PietroPDPPietroPDP
    Posts: 10,625Member
    Ho paura che farà la fine del 2500 e del C50.
    Peccato la mancanza di ingressi e soprattutto la chiusura alla futura aggiornabilità.
    A questi prezzi mi sembra decisivo, ma gli affezionati non ci pensano.
    Solo che il pre lo puoi tenere comunque e al limite vai di dac separato.
    In questo caso il rischio di un bel soprammobile da 12000 € è dietro l'angolo.
    Peccato a mio avviso soprattutto se suona così bene e se non ho capito male è anche un ottimo pre, mi auguro di sbagliare.
  • giannisegala
    Posts: 5,194Member
    Certo , il c 2500 è un grande pre ma a livello reperibilità si fatica molto di più a trovare ,nell'usato ,  un pre come il c 2200 o il c 2300 , cioè solo pre analogici senza dac  al loro interno . Possibile che i tipi di McIntosh non pensino a queste cose?
    Post edited by giannisegala at 2017-03-09 21:54:02
  • PietroPDPPietroPDP
    Posts: 10,625Member
    Ho paura che la mia firma è sempre valida anche in questo caso.
    Pensano di essere furbi, se avessi comprato un 2500 o un C50 mi sarebbe roduto parecchio.
    Possibile che non lo capiscono ?
    E sto dac ho paura che farà la stessa fine a breve.
  • vignotravignotra
    Posts: 11,188Moderator, Redazione
    Mi permetto di dirvi che l'obsolescenza è il peccato originale di tutte le macchine digitali, che costino 100 euro o 10.000 euro. La differenza è il suono. Un C2500 suona bene e la sua parte dac svolge dignitosamente il suo lavoro ma ovviamente è un di più rispetto alla parte pre. Il D1100 nasce invece come parte digitale dwl C1100 che è completamente analogico. Si è vero mancano alcuni ingressi ma ciò non vuol dire che sia per forza un problema. Ribadisco: se mi consente di avere un reale upgrade rispetto a quello che attualmente posso raggiungere vuol dire che ha centrato li scopo. Se si vuole spendere di meno c'è anche il D150 che suona benissimo.