E' morto Mustafà.
  • BleachBleach
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    Che tutti voi non conoscete, come ovvio.
    In fondo, nemmeno io.  Di nome, si, va bene, ma una battuta ogni tanto, e di corsa e.. solo sul tempo, che se piove e troppo bagnato e che se è freddo cazzo, quando viene l'estate ?
    Mustafà, ma sarà davvero il suo nome?, gira sempre nei soliti posti, due passi qua, due la; è una di quelle persone che non riesci a mettere nell'anno giusto sul libraccio dell'anagrafe: di anni ne ha, comunque, magari anche perchè mal portati e per quei capelli "un po così".  E poi il cappello, il cappello! Ma chi diavolo lo porta più il cappello da capitano di marina ?? A lui piace così e, già che ci penso.. magari sotto sotto è pelato, non l'ho mai visto senza!
    In uno di quei giorni tutti uguali, Mustafà non stava bene: seduto su una panchina, ambulanza li vicino, personale medico.  Ed uno, uno, uno solo che si agita ed urla.  Mi avvicino, titubante nella mia generale discrezione ma insomma, non sarà un parente ma di vista lo conosco!

    Sei un uomo di merda.  Te lo ridico, sei un uomo di merda.  E te lo dico perchè mentre sono qui a perdere tempo con te, uomo di merda, potevo essere da un'altra parte da qualcuno che ne aveva bisogno davvero.  Uomo di merda.   Tutti risalgono sull'ambulanza sbattendosi dietro le lamiere, lampeggiante, via di corsa.

    Mustafà ??   Uomo di merda ??   Strano, difficile trovare una persona apparentemente più mite, che avrà combinato ?  
    Poi mi avvicino, lo vedo seduto sulla panchina, testa all'indietro, poi in avanti, poi si ferma e chiude gli occhi. Era ubriaco fradicio, da solo, su una panchina in una  tarda estate, bottiglia in mano, occhi chiusi.  Nemmeno lo saluto, cazzone di un Mustafà. fa finta di sentirsi male e fa chiamare un'ambulanza per niente.  Chissà, magari è pure morto qualcuno per questa stupidaggine, idiota! aveva proprio ragione l'autista dell'ambulanza: uomo di merda!

    Mustafà l'altro ieri, non c'era.  Ieri, nemmeno.  Mustafà, tre sere fa, si è seduto su quella panchina ormai sua, con la solita bottiglia, il solito sorrisetto franco e quel dannato cappello in testa.  Le solite due battute, stavolta quelle sulla pioggia di sicuro!, e poi niente altro.

    Ieri mattina però, l'ambulanza è arrivata da sola, non l'aveva chiamata lui.  Sirene silenziose, qualche curioso, una barella: Mustafà è morto.
    Chi era Mustafà?  Era un uomo di età ben oltre la mezza, vestito in modo buffo ed anche un po sporco, con un bizzarro cappello in testa.  Da dove venisse nessuno l'ha mai saputo,  ma sicuramente non da un posto dove faceva troppo freddo, ma nemmeno troppo caldo.  

    Mustafà sembrava un buon uomo, ti portava il carrello, ti dava una mano a caricare la spesa ed a lui rimaneva l'euro del carrello: a me, come a tanti, non cambiava nulla, a lui faceva la differenza tra mangiare e bere.  La sua scelta era, spesso, solo la seconda.   Come fosse finito li, nessuno lo sapeva.  E forse, tutto sommato, nessuno se l'era mai chiesto almeno, fino ad oggi.    
    Oggi, su quella panchina, ho visto dei fiori.  Un biglietto, scritto a mano, diceva "per mustafà".
    Nella sua tristezza, il momento mi ha strappato un sorriso.  Mustafà.

    Eppure nulla mi toglie dalla testa quel "uomo di merda" che, forse, stavolta l'ambulanza non l'ha fatta chiamare apposta.

    Gianni S.
  • mommom
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    @};-
    mom - "On n’aime que ce qu’on ne possède pas tout entier." Marcel Proust.
  • Roberto MRoberto M
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    @};- @};-
  • lufranzlufranz
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    Bleach said:

    Sei un uomo di merda.  Te lo ridico, sei un uomo di merda.  E te lo dico perchè mentre sono qui a perdere tempo con te, uomo di merda, potevo essere da un'altra parte da qualcuno che ne aveva bisogno davvero. Uomo di merda.



    Non importa se c'era davvero bisogno dell'ambulanza che qualcuno aveva chiamato per un uomo in stato di difficoltà; solo per aver detto una cosa simile quell' "operatore" avrebbe dovuto essere preso a calci e mandato a spalare merda. Quella vera.

    R.I.P., Mustafà

    Post edited by lufranz at 2014-12-16 23:57:46
    Luca Franzesi
  • lufranzlufranz
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    Ad Arezzo c'era il Maestro, il "Maestro con la barba". Parliamo di 25-30 anni fa. Lui stesso si faceva chiamare così, raccontano che in passato fosse stato un serio insegnante in qualche scuola e che per una vicenda personale avesse abbandonato quella che era una vita "normale". Girava per la città, soprattutto nelle zone e negli orari del passeggio, vestito in modo un po' eccentrico, con una croce appesa al collo, la barba lunga e i capelli incolti, ma tutto sommato abbastanza pulito e in buone condizioni generali: un "clochard" un po' anomalo, sopra la media.

    Per strada fermava la gente e si metteva a chiacchierare amichevolmente, non chiedeva niente ma molti gli davano spontaneamente qualche soldo. Veniva spesso al "portone" dove stazionava il mio gruppo di amici e scambiava sempre quattro chiacchiere con noi, si capiva che era una persona intelligente e di buona cultura, probabilmente la storia che raccontavano sul suo passato era vera.

    Passò il tempo, poi un giorno mi passò per la testa il pensiero che era da tanto che non si vedeva più in giro il "Maestro con la barba"...

     

    Post edited by lufranz at 2014-12-17 00:07:15
    Luca Franzesi
  • BEST-GROOVEBEST-GROOVE
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    r.i.p.
    18/09/2017 Technics SP 10 Mk2 restoration in progress..........
  • bocchebocche
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    Uno degli aspetti che meno gradisco dell'attuale evoluzione sociale è proprio questa. Lo strano, il grullo di paese un tempo e ancora in piccole realtà era ed è comunque incluso e questo gli garantiva una sua normalità e in una certa misura umanizzava quella dei cosiddetti normali. Ad oggi invece i meccanismi di disgregazione conducono sempre più all'isolamento sia di coloro che appartengono alla norma sia degli altri, a maggior ragione.
    Sono cresciuto in un quartiere dove c'era un manicomio e dopo la legge Basaglia pullulò per anni di personaggi bizzarri. Ma portatori di grande umanità.
    Post edited by bocche at 2014-12-18 12:02:59
    "Chiunque si prenda troppo sul serio corre sempre il rischio di apparire ridicolo" Vaclav Havel - Ciao, Alberto.
  • camaro71camaro71
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    r.i.p.
    accuphase dp 77 - gryphon sonata - pass labs x250.5 - dufay "katja"
  • GianGastoneGianGastone
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    Sono meccanismi personali, a volte prigioni, non possiamo saperlo
    una preghiera
  • piazzamartiripiazzamartiri
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    lufranz said:

    Ad Arezzo c'era il Maestro, il "Maestro con la barba". Parliamo di 25-30 anni fa. Lui stesso si faceva chiamare così, raccontano che in passato fosse stato un serio insegnante in qualche scuola e che per una vicenda personale avesse abbandonato quella che era una vita "normale". Girava per la città, soprattutto nelle zone e negli orari del passeggio, vestito in modo un po' eccentrico, con una croce appesa al collo, la barba lunga e i capelli incolti, ma tutto sommato abbastanza pulito e in buone condizioni generali: un "clochard" un po' anomalo, sopra la media.

    Per strada fermava la gente e si metteva a chiacchierare amichevolmente, non chiedeva niente ma molti gli davano spontaneamente qualche soldo. Veniva spesso al "portone" dove stazionava il mio gruppo di amici e scambiava sempre quattro chiacchiere con noi, si capiva che era una persona intelligente e di buona cultura, probabilmente la storia che raccontavano sul suo passato era vera.

    Passò il tempo, poi un giorno mi passò per la testa il pensiero che era da tanto che non si vedeva più in giro il "Maestro con la barba"...

     



    In Via Chiodo, a La Spezia, stessa città di Mustafà, tanti anni fa (almeno una quarantina, forse poco meno) viveva sempre un barbone, la gente lo chiamava il Capitano in segno di rispetto reverenziale, una lunghissima barba bianca incolta, non parlava mai, ma faceva sempre, su un quaderno, dei calcoli difficilissimi, almeno per noi ragazzi che in quella via facevamo le "vasche". Chi più grande di noi e, probabilmente, anche più erudito li sbirciava, asseriva fossero calcoli di fisica.
    Una sera il capitano non era più al suo posto..........e non ci fu più. In tanti chiesero, sino a che scoprimmo che se ne era andato in silenzio, come aveva sempre vissuto. I suoi quaderni, non sono mai stati ritrovati. Da li si diffuse la leggenda che dietro a quell'uomo si nascondesse il grande Ettore Majorana e ancora oggi c'è chi a La Spezia è sicuro dell'identità del vecchio Capitano !!!
    Post edited by piazzamartiri at 2014-12-18 18:08:04
    Ciao. Massimo Gioan
  • BleachBleach
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    Massimo, te lo ricordi quello pelato, abbronzato, foulard al collo su camicia bianca aperta sul petto e.. ..pantaloncini corti color kaki anche d'inverno??    "Quando c'era lui...."  era l'inizio del 90% delle sue frasi  :D
    Gianni S.